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METEO GIORNALE
  • La più antica trasmigrazione di animal della storia da parte dell’uomo: avvenne 42 mila anni fa

    Gli abitanti originari ‍del paleocontinente noto come Sahul, che comprendeva l’Australia, la Tasmania, la Nuova Guinea⁤ e altre isole ⁣vicine, potrebbero aver trasportato alcuni ⁤dei mammiferi marsupiali più emblematici della regione su isole ⁢situate a centinaia di chilometri di ​distanza. Questa‌ è la tesi di una recente ricerca che suggerisce come‍ già 42.000 anni fa, gli esseri umani potrebbero aver raggiunto l’Indonesia portando con sé questi animali.   Il focus dello studio è stato un riparo sotto roccia nelle ‌ Isole Tanimbar, parte dell’arcipelago​ di Wallacea, che funge da collegamento tra la piattaforma continentale del⁤ sud-est asiatico, nota come Sunda, ⁣e Sahul. Questa catena di isole ⁤ha facilitato la⁤ colonizzazione dell’Australia ⁢circa 50.000 anni fa, sebbene il percorso preciso seguito dai primi viaggiatori rimanga ancora oggetto di dibattito.   Il sito di Elivavan, dove sono stati condotti gli scavi, ha rivelato sorprese significative, tra ​cui prove di occupazione umana in uno strato di sedimenti datato a 42.000 anni fa. Nonostante la posizione remota delle Isole Tanimbar, questi⁤ ritrovamenti‌ confermano la capacità degli umani ‍di⁢ raggiungere questa provincia‍ indonesiana durante il Pleistocene.   Gli autori dello studio suggeriscono che gli antichi ⁣viaggiatori potrebbero essersi diffusi in gran parte di Wallacea utilizzando una tecnologia marittima semplice, dato⁤ che ⁣molte delle isole della regione sono separate da mari ⁤stretti di meno di 50⁢ chilometri. Tuttavia, Tanimbar, distante oltre‍ 100 chilometri dall’isola vicina più prossima, avrebbe richiesto una ‌ tecnologia ⁢marittima avanzata ⁢ per essere raggiunta.   Ancora più sorprendente è stata la scoperta di ossa di marsupiali, o ‌macropodi, nel sito di​ Elivavan. I ricercatori non hanno trovato precedenti documentazioni di questi animali nelle Isole Tanimbar, il che porta a ipotizzare che ⁣possano essere stati importati ⁤da Sahul in tempi remoti e poi estintisi prima dell’arrivo dei primi europei nel XVII ⁣secolo.   La presenza di questi macropodi solleva ‌interrogativi su⁤ come siano arrivati sull’isola, se attraverso vie naturali ‌o antropogeniche, e su cosa abbia causato la loro scomparsa successiva.⁢ Dato che le Isole Tanimbar si trovano a circa ⁤250 chilometri dalla costa antica di Sahul, è plausibile che le stesse imbarcazioni avanzate che trasportarono gli ⁢umani potrebbero aver facilitato ⁣anche l’esportazione di ⁣mammiferi dall’Oceania a Wallacea.   Attualmente, la più antica evidenza conosciuta di traslocazione animale da parte degli umani è il⁣ cuscus (Phalanger orientalis) recuperato da Matenbek, Nuova Irlanda, trasportato da ⁢Sahul e datato a 24.000 anni fa. Sebbene non ci sia⁣ abbastanza evidenza ‍per ⁢trarre conclusioni definitive su⁤ come i marsupiali siano finiti a Tanimbar 42.000⁤ anni fa, se fossero stati introdotti‍ attraverso mezzi ⁤antropogenici, ciò rappresenterebbe la più antica prova di traslocazione animale ⁣da parte degli umani. Questo studio è stato pubblicato sulla rivista Quaternary⁢ Science ⁤Reviews.
  • Meteo esplosivo: dinamite climatica africana. La miccia ormai imminente

    Quando? Nel corso del weekend. Ed ecco che le condizioni meteo climatiche sono pronte a stupirci, forse sono propense a voler rispettare quei dettami atmosferici registrati le scorse settimane, allorquando il tempo voltava faccia come se nulla fosse.   Però siamo a luglio, un luglio che nell'ultima settimana ha letteralmente fatto ribollire le nostre regioni. Il solito Anticiclone Africano, il solito caldo atroce, la solita afa, la solita canicola. Si può dire che non se ne può più? E' consentito? Forse non a noi che dovremmo restare imparziali, ma chi tra voi vuole affermare la propria contrarietà a queste condizioni meteo lo faccia tranquillamente.   D'altronde le temperature estremamente alte dell'ultimo periodo non sono affatto normali, checché se ne dica stiamo affrontando un'ondata di caldo davvero eccezionale. Non quanto l'anno scorso, ma è bene ricordarsi che un anno fa accadde qualcosa d'eccezionale e forse di irripetibile.   Fatto sta che quando meno te lo aspetti ecco il cambiamento. Sembrava potesse trattarsi di una timida rinfrescata e di qualche temporale ed invece ecco che gli ultimissimi aggiornamenti modellistici indicano una strada ben più tortuosa. Una strada che dovrebbe portarci al transito di una vera e propria goccia fredda, ovvero uno di quei pericolosissimi vortici ciclonici secondari.   Sarà un passaggio rapido, a cavallo tra il weekend e le primissime fasi della prossima settimana. Ma sarà un passaggio che si farà sentire, sia in termini di temperature che di precipitazioni. Difatti le temperature perderanno diversi gradi e laddove vi saranno precipitazioni farà persino fresco.   Le precipitazioni, appunto, saranno localmente intense per non dire violente. Prima al Nord Italia, tanto per cambiare, poi sarà la volta della dorsale appenninica senza peraltro escludere degli sconfinamenti anche sulle coste. In primis tirreniche, ma poi anche sulle adriatiche laddove la prossima settimana si sentirà più fresco.   Poi soffierà il vento ed ecco che l'umidità dell'aria scenderà di colpo, in tal modo avremo un refrigerio ancora più marcato perché l'afa andrà via. Insomma, il cambiamento ci sarà, a questo punto si tratta di capire se sarà cambiamento duraturo o meno.
  • I kugelblitz sono impossibili: il nuovo studio sfida la teoria della relatività di Einstein

    Nelle recenti ricerche, è emerso che gli oggetti estremi denominati “kugelblitze”buchi neri formati esclusivamente dalla luce — sono impossibili nel nostro universo, mettendo in discussione la teoria della relatività generale di Einstein. Questa scoperta impone significative limitazioni ai modelli cosmologici e dimostra come la meccanica quantistica e la relatività generale possano essere conciliate per affrontare questioni scientifiche complesse.   I buchi neri sono oggetti massicci con un’attrazione gravitazionale così forte che nemmeno la luce può sfuggire. Generalmente, si formano dal collasso di stelle massicce alla fine del loro ciclo vitale, quando la pressione delle reazioni termonucleari nei loro nuclei non è più in grado di contrastare la forza di gravità.   Esistono tuttavia ipotesi più esotiche riguardo alla formazione dei buchi neri. Una di queste teorie riguarda la creazione di un “kugelblitz”, termine tedesco per “fulmine sferico”. Un kugelblitz è un buco nero ipotetico che, anziché formarsi dal collasso della materia ordinaria (costituita principalmente da protoni, neutroni ed elettroni), si forma dalla concentrazione di enormi quantità di radiazione elettromagnetica, come la luce.   Nonostante la luce non abbia massa, essa trasporta energia e, secondo la teoria della relatività generale di Einstein, l’energia è responsabile della creazione di curvature nello spazio-tempo che risultano in attrazioni gravitazionali. È teoricamente possibile, quindi, che la luce possa formare buchi neri se concentrata sufficientemente in un volume ridotto.   Questi principi sono validi sotto la relatività generale classica, che non tiene conto dei fenomeni quantistici. Per esplorare l’impatto potenziale degli effetti quantistici sulla formazione dei kugelblitze, i ricercatori hanno esaminato l’influenza dell’effetto Schwinger.   Quando c’è un’energia elettromagnetica incredibilmente intensa, come quella dovuta a grandi concentrazioni di luce, parte di questa energia si trasforma in materia sotto forma di coppie elettrone-positrone. Questo è un effetto quantistico noto come effetto Schwinger o polarizzazione del vuoto.   Nel loro studio, accettato per la pubblicazione sulla rivista Physical Review Letters ma non ancora pubblicato, il team ha calcolato il tasso al quale le coppie elettrone-positrone prodotte in un campo elettromagnetico esaurirebbero l’energia. Se questo tasso supera il tasso di reintegro dell’energia del campo elettromagnetico in una determinata regione, un kugelblitz non può formarsi.   Il team ha scoperto che, anche nelle circostanze più estreme, la luce pura non potrebbe mai raggiungere la soglia energetica necessaria per formare un buco nero. Questo risultato ha profonde implicazioni teoriche, limitando significativamente i modelli astrofisici e cosmologici precedentemente considerati che presuppongono l’esistenza dei kugelblitze. Inoltre, elimina qualsiasi speranza di studiare sperimentalmente i buchi neri in ambienti di laboratorio creandoli attraverso radiazioni elettromagnetiche.   Tuttavia, l’esito positivo dello studio dimostra che gli effetti quantistici possono essere integrati efficacemente nei problemi che coinvolgono la gravità, fornendo risposte chiare a questioni scientifiche reali. “Da un punto di vista teorico, questo lavoro dimostra come gli effetti quantistici possano svolgere un ruolo importante nella comprensione dei meccanismi di formazione e dell’aspetto degli oggetti astrofisici”, ha affermato Polo-Gómez. Ispirati dai loro risultati, i ricercatori prevedono di continuare a esplorare l’influenza degli effetti quantistici su vari fenomeni gravitazionali, che hanno sia significato pratico che fondamentale.

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